Divoro l’articolo e scopro che si tratta di Ron Mueck, un australiano trapiantato in Inghilterra, rappresentante di quella corrente nota col nome di iper-realismo. Mi conforta sapere che a Londra a spartirsi gallerie e mercato delle quotazioni non ci sono solo i “giovani” come Hirst, per il quale è sufficiente tempestare di diamanti un teschio o mettere sotto formalina una mucca per fare arte, cosa che mi aveva a lungo convinta che il meglio che essa potesse ancora offrire si incontrasse per strada tra gente come Banksy e Blu.
Ma Mueck merita e insieme ad altri (pochi in realtà) spariglia il mio assioma. Ha esposto alla Biennale di Venezia nel 2001 con un’opera, Boy, che infatti non mi è nuova (devo averla vista in tv), ma da allora mi pare la sua tecnica si sia affinata.


Per la brunetta (si fa per dire) di In bed sogno invece una stanza su misura tutta per lei, in cui andarla a trovare ogni tanto per fare quattro chiacchiere al mattino o nelle notti di insonnia. Lo so, la mia ormai è pura follia, ma tant’è, sono innamorata.
Scappo a cercare altre notizie nel mare magnum del web e mi imbatto in un’altra fulminata come me, che ha concepito un sogno più bello del mio, farsi fare un ritratto tridimensionale da Mueck mentre fuma le sue Galoises rosse. Glielo rubo. Voglio anch’io una riproduzione di me fatta da Ron, anche appena sveglia tutta gonfia o infagottata nel plaid col naso rosso e smoccolante da raffreddore invernale. Infierisca pure, ma mi rifaccia in scala, please! Gliene sarei eternamente grata.
Giacché ci sono do un’occhiata al blog. Simpatica ‘sta Babsi Jones! Ha viaggiato un sacco in ex Jugoslavia, scrive racconti, uno mi sembra particolarmente interessante. Si intitola Due dita in culo, se non ricordo male, ma non è una storia zozza come potrebbe sembrare. Ricerca proficua, due piccioni con una fava, un altro sogno da coltivare, una Raffa versione Mueck possibilmente piccola (che altrimenti non so dove metterla) e una tizia vivace, dotata di ambizioni letterarie, da tenere d’occhio.
Da allora purtroppo è trascorso del tempo e devo ammettere che ho perso di vista entrambi gli obiettivi. Di Mueck non ho visto ancora neanche una mostra. Figuriamoci poi se ho avuto modo di presentargli la mia gentile richiesta.
Babsi Jones adesso è una scrittrice a tutti gli effetti, ha pubblicato con Minimum Fax e Rizzoli, ma, nonostante la mia curiosità precoce, in anticipo sui tempi, non ho letto neppure un suo libro.
Rosico al pensiero di aver perso tutto ‘sto tempo, di aver permesso alla vita, alle beghe, al trantran quotidiano di distogliermi da cose ben più serie ed entusiasmanti, i grandi amori, le felici intuizioni che solo nell’intimità raccolta del mio bagno mi capita di partorire. Che poi non sarà vero solo per me. Chissà quante opere letterarie, artistiche, musicali, quante scoperte scientifiche sono state concepite alla toilette, tra le quattro mura calde, umidicce e accoglienti in cui finalmente si è da soli, liberi di pensare ai fatti propri in una concentrazione gaia e assoluta… E anche il mio sogno, una copia conforme di me in silicone dotata di vita autonoma sul mio comodino, di ‘sti tempi ha una sua dignità. Mi tocca correre ai ripari al più presto!
Devo anche aggiungere due voci nuove alla lista dei buoni propositi: imparare a fidarmi di più di me stessa in quei momenti, tenere in debita considerazione tutto quel che mi salta in mente lì dentro.